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Scritto da Fuorilemura.com
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Lunedì 16 Aprile 2012 02:06 |
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In tempi di crisi economica, la lotta all’evasione fiscale diviene sempre più un tema di grande attualità. Si moltiplicano le richieste di coloro i quali chiedono maggiore rigore all’esecutivo, affinchè l’equità e la giustizia abbiano la meglio sui furbetti di turno. L’Italia, a livello europeo, sfiora il podio dei Paesi meno virtuosi occupando la quarta posizione con una quota di evasori pari al 22%. Peggio fanno solo Ungheria, Slovacchia e Grecia rispettivamente con il 23%, 28% e 30%. I migliori sono invece Lussemburgo, Irlanda e Spagna, sotto la soglia del 5%. Anche i vicini francesi sono decisamente ben messi: l’evasione è pari solo al 7%. Anche per questo, intervenendo lo scorso 13 aprile agli Stati generali del volontariato di Protezione civile, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha definito indegna di essere chiamata Italia quella della speculazione edilizia e dell’evasione fiscale. “La speculazione ed il cieco calcolo individuale calpestano l’ambiente ed il territorio, con le loro logiche irresponsabili del rifiuto del dovere fiscale”, ha dichiarato Napolitano. Il Presidente, con tono vibrante e deciso, ha elogiato il mondo del volontariato, definendolo il migliore del Paese. “Rappresentate un’Italia speciale, l’Italia migliore”, sono state le sue parole. Quindi ha spiegato: “Questa affermazione si [...] |
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Scritto da Fuorilemura.com
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Lunedì 09 Aprile 2012 02:07 |
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La fine di un personaggio politico è intuibile, a tratti annunciata, ma quasi mai improvvisa. Questa volta però le dimissioni di Umberto Bossi sono sembrate sorprendere tutti, per tempi e modi con le quali sono avvenute. A ben vedere, però, la parabola di uno dei politici italiani più noti è in discesa già da qualche tempo. “Roma ladrona”, è stato uno degli slogan più utilizzati dal leader leghista, che fin dagli esordi ha puntato il dito contro la capitale colpevole di sperperare i frutti di ciò che veniva prodotto al nord. Un ritornello che non ha mai smesso di risuonare per oltre due decenni, nei quali l’Umberto più famoso d’Italia ha dapprima stretto alleanza con il fido Berlusconi, l’ha quindi fatto cadere promettendo di non coalizzarvisi più, per poi tornare sui suoi passi fino ad ottenere, nel più recente passato, importanti incarichi governativi per esponenti del suo partito (basti pensare a Roberto Maroni al Viminale). I loschi affari della famiglia Bossi, che vengono ora a galla nelle varie inchieste sulle finanze della Lega Nord, spogliano l’ex segretario da quell’immagine di tribuno del popolo, castigatore dei costumi nefasti dell’Italia centro-meridionale che aveva saputo costruirsi attraverso attacchi diretti alla cattiva gestione della cosa [...] |
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Scritto da Fuorilemura.com
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Lunedì 09 Aprile 2012 02:06 |
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In concomitanza con la bufera abbattutasi sulla Lega Nord che ha portato alle dimissioni di Umberto Bossi da segretario del movimento, all’ indomani del polverone sollevato dal caso dell’ex tesoriere della Margherita Lusi, il presidente Napolitano non ha potuto tacere. È emerso, infatti, dai casi citati e da altri gravi episodi di corruzione che investono in maniera trasversale la compagine politica italiana, un sistema consolidato di fruizione dei fondi derivanti dai rimborsi elettorali per scopi personali che nulla hanno a che fare con gli interessi generali degli elettori e, men che meno, con le idee portate avanti dagli stessi esponenti politici. Pur essendo chiaro, ai sensi dell’art. 49 della Costituzione che chiunque concorra a determinare la politica nazionale debba farlo necessariamente in maniera democratica, il presidente Napolitano ha ritenuto opportuno sollecitare i politici a promuovere “adeguate iniziative in sede parlamentare volte a sancire per legge regole di democraticità e trasparenza nella vita dei partiti” e “meccanismi corretti e misurati di finanziamento dell’ attività dei partiti stessi”. Il finanziamento pubblico ai partiti è sempre stato regolato da leggi e accompagnato da polemiche e discussioni in merito, negli ultimi 10 anni è cresciuto del 1110 per cento e con l’ultima legge – [...] |
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Scritto da Fuorilemura.com
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Lunedì 09 Aprile 2012 02:05 |
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Quando a gennaio il Movimento per la liberazione dell’Azawad (MNLA) ha lanciato il suo attacco nel nord del Mali, l’esercito si è ritrovato letteralmente spiazzato. Non era certo la prima volta che i soldati maliani avevano a che fare con i fieri e orgogliosi tuareg, impegnandosi nella maggior parte dei casi in scaramucce che non avevano destato particolare preoccupazione e si concludevano spaccando il fronte dei ribelli tra chi s’integrava nelle forze regolari e coloro che piuttosto di scendere a patti fuggivano in Algeria o nella Libia di Gheddafi. Fu proprio in quest’ultimo paese che i miliziani tuareg trovarono una specie di seconda casa e divennero le truppe più fedeli del rais, finché alla caduta del loro protettore questa lealtà non gli si sarebbe ritorta contro. Sentendosi emarginati dal Consiglio nazionale di transizione, i tuareg scelsero allora di tornare nella terra d’origine pur sapendo che li attendeva un pericolo non meno insidioso. In compenso si portavano dietro l’esperienza e soprattutto il nutrito arsenale che avevano raccolto nel corso della guerra civile libica, un vantaggio che li rese fin da subito un temibile avversario per l’esercito maliano. Nel giro di poche settimane i combattenti dell’MNLA hanno rapidamente messo sotto scacco le truppe governative e minato sempre più la reputazione del Presidente [...] |
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