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Lunedì 26 Marzo 2012 02:13 |
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Le sfide della vita sono all’ordine del giorno, spesso sono difficili da superare e i cambiamenti a volte possono scuotere fino a distruggere, ma in qualche modo definiscono il carattere. In un mondo dove la senilità è sì sempre più frequente, ma anche sempre più abbandonata a se stessa, non ci si aspetta che ad una certa età si possano cambiare abitudini e andare a vivere dall’altra parte del mondo. Questo capita a sette inglesi che per motivi soprattutto economici si trasferiscono in una moderna India, che nel film di John Madden sembra ancora una colonia inglese esotica, dove l’unico tocco moderno sono i call center. Ed è forse questo il difetto maggiore di un film, che altrimenti sarebbe anche potuto essere piacevole: un anacronismo storico dal sapore lievemente razzista nascosto dietro il contemporaneo politicamente corretto. Il gruppo di anziani va a vivere nel Marigold Hotel, una costruzione antica, ma ormai divenuta fatiscente, gestita da un giovane indiano di buona famiglia, che vuole dimostrare a se stesso e alla sua retrograda madre di essere capace di gestire l’albergo paterno e guadagnarsi così l’amore della donna di cui è innamorato, ma che appartiene ad una casta diversa. I suoni e i [...] |
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Leggi tutto... [Marigold Hotel]
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Lunedì 26 Marzo 2012 02:11 |
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Leggi anche: The Lady… nella lotta che non trasuda passione (Il film al Festival Internazionale del Film di Roma 2011) di S. Cincinelli Non importa quale sia il genere di film che preferiate, perché Luc Besson è un regista unico, un regista a cui piace scoprire e cimentarsi con tutto il panorama cinematografico, dai film d’azione con alta dose di adrenalina, ai cartoni animati per bambini. Titoli come Nikita, Il quinto elemento, Taxxi, Arthur e il popolo dei Minimei, The Transporter, sono sicuramente balenati anche davanti agli occhi dello spettatore meno appassionato, e quasi certamente prima o poi quello spettatore scoprirà anche The lady, una di quelle pellicole che si appropria delle cellule del cervello e non le lascia più andare, insomma, uno di quei lungometraggi che rimane in testa come se non avessimo nient’altro a cui pensare. The lady racconta la storia di Aung San Suu Kyi, una donna birmana costretta a scegliere tra l’amore verso suo marito e i suoi figli e quello per la propria patria. La signora Suu è realmente esistita e, anzi, è ancora viva, ma ha passata gran parte degli ultimi decenni rinchiusa in una casa e allontanata dal contatto con le persone esterne al [...] |
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Lunedì 26 Marzo 2012 02:09 |
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Ghost Rider è uno dei personaggi più affascinanti creati dal genio di Stan Lee, ineguagliato editore che ha reso la Marvel una delle più grandi aziende americane dedite all’intrattenimento. Già nel 2007 il personaggio venne trasposto sullo schermo, la regia di Mark Steven Jonson abbozzò il personaggio scalfendone solo la superficie. Incarnato da un Nicolas Cage che rende ancor meno credibile lo sforzo di portare l’universo cupo, tetro e gotico di Ghost nel nostro e che ancor meno riesce a trasporre l’atroce senso di colpa che muove Johnny Blaze, il suo alter ego umano. Il 23 marzo in Italia esce il seguito delle avventure del Rider fiammeggiante, Ghost Rider- Spirito di vendetta. Il budget è ricchissimo e Stan Lee questa volta è produttore esecutivo. Per la regia della pellicola vengono chiamati Mark Neveldine e Brian Taylor, due cineasti famosi per il tipo di ripresa creativa. Cage, invecchiato e imbolsito, presta ancora il volto per Ghost. I registi sono quasi sempre costretti a non inquadrare il suo viso completamente in modo da nascondere la stempiatura vertiginosa dell’attore e i capelli tinti, ormai troppo vecchio per dare qualcosa ad un personaggio come questo. Violante Placido sembra essere fuoriluogo, sarà che dice 4 [...] |
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Leggi tutto... [Ghost Rider – Spirito della vendetta]
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Lunedì 26 Marzo 2012 02:07 |
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Leggi anche: Mon pire cauchemar, amore e lotta di classe (Recensione al Festival Internazionale del Film di Roma 2011) di T. Marrazzo La trama è quella classica di questo genere di commedie: uno scapestrato incontra una fine donzella e si accende una scintilla che scombussolerà la vita di entrambi segnandola profondamente. La qualità di questo film francese è decisamente superiore alla media perché oltre a far ridere, riesce con un pizzico d’ironia a far riflettere sui gravi problemi che sono costrette ad affrontare le famiglie oggigiorno, come teoricamente dovrebbe accadere in ogni commedia familiare che si rispetti . In questo caso abbiamo un uomo, Patrick, con un figlio molto intelligente a carico, e Agathe, una donna non sposata che comunque convive con il padre di suo figlio, un ragazzino non troppo sveglio. Il primo sopravvive facendo lavoretti d’ogni genere e durante l’estate precedente al loro incontro aveva vissuto con il figlio in un furgone; la seconda invece è una gallerista di successo con un marito editore e vivono in una casa lussuosa nel centro di Parigi. Quando scopriranno che i loro figli sono migliori amici, sarà come accendere dei petardi dentro casa, botti fragorosi che sconvolgeranno le loro famiglie. Dalla [...] |
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Leggi tutto... [Il mio migliore incubo è il padre del migliore amico di mio figlio!]
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Lunedì 26 Marzo 2012 02:02 |
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Leggi anche: Berlino 1936, proteste e boicottaggi ma l’Olimpiade deve farsi (Speciale) di D. Supino È il marzo 1933. Adolf Hitler non sembra entusiasta della decisione del Comitato Olimpico Internazionale di affidare alla Germania l’organizzazione dell’XI edizione dei Giochi. Lo ritiene un evento di poco conto, un ostacolo alla realizzazione del progetto nazista. In riunione privata, Joseph Goebbels illustra al Fuhrer, invece, la notevole utilità che i Giochi possono avere per l’esaltazione della razza ariana. Inizialmente renitente, Hitler si fa convincere dalle parole del Ministro. D’altronde Goebbels è stato circuito proprio per il suo cinismo e intuito. Il culmine della trasformazione delle Olimpiadi in strumento di propaganda sarebbe la realizzazione di un film. A chi affidare il delicato e prestigioso compito di riprendere e decantare la retorica nazista? È il 1935, i lavori del nuovo Olympiastadion procedono regolarmente. Carl Diem ha già annunciato l’introduzione di una nuova tradizione, la torcia olimpica. Goebbels è alla ricerca di un regista. Passa in rassegna tutti i nomi finanziati dalle tre case di produzioni tedesche maggiori: UFA, Tobis e Bavaria. Visiona oltre 100 film (era un noto amante di cinema). Poi un nome. Leni Riefenstahl. La conosce bene. Ha già lavorato per il Ministero [...] |
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Leggi tutto... [La regista prediletta di Hitler: Leni Riefenstahl]
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Lunedì 26 Marzo 2012 02:00 |
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È difficile dire se la alte aspettative siano stata la rovina di questo film, ma il sentore di qualcosa che non andava ce lo avremmo dovuto avere quando sia Jeremy Renner che Ewan McGregor rifiutarono i due ruoli principali di The Raven. Bisogna però dire che John Cusack e Luke Evans non hanno recitato male, anzi, si sono applicati più che discretamente a un prodotto che pecca in diversi punti. All’inizio del film osserviamo il celebre scrittore Edgar Allan Poe seduto su una panchina in un parco di Baltimora e allo stesso tempo ci viene annunciata la sua imminente morte. Poi si torna indietro di qualche giorno, gli ultimi di vita di Poe, quelli di cui non si sa nulla e lì inizia veramente la pellicola. Lo scrittore non ha un soldo, sembra indebitato con tutti e mentre viene sbattuto fuori da un pub, qualcuno commette un duplice omicidio utilizzando gli stessi stratagemmi di un suo racconto. Poe, ignorando tutto ciò, continua invece le sue dichiarazioni d’amore alla bella Emily, il cui padre non vuole proprio lasciare andare. Nel frattempo l’ispettore di polizia riversa tutti i suoi sospetti verso Edgard, e così ci sono tutte le premesse per una grande storia. [...] |
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Leggi tutto... [Il corvo vola basso]
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Lunedì 19 Marzo 2012 02:13 |
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“Tutto ciò che è profondo ama la maschera; le cose più profonde hanno per l’immagine e l’allegoria perfino dell’odio. (…) Ogni spirito profondo ha bisogno di una maschera: e più ancora, intorno a ogni spirito profondo cresce continuamente una maschera, grazie alla costantemente falsa, cioè superficiale interpretazione di ogni parola, di ogni passo, di ogni segno di vita che egli dà ….la vita” e la “verità” non possono coesistere, perché se la verità della vita dell’individuo è nel suo essere strumento della conservazione della specie, l’individuo per vivere deve illudersi, indossando quella maschera che chiama “Io”, e quindi fuoriuscire dalla verità della sua vita…” Nietzsche/Schopenhauer Se pensiamo un momento al cinema horror degli ultimi 30 anni e lo associamo al genere thriller italiano ci accorgiamo immediatamente di un particolare: la definizione stilistica del male e della sua impersonificazione è assai differente: il “cattivo” e la sua “pittorica riproduzione” cambia a seconda della cultura da cui è prodotta senza standardizzazioni prevedibili o apparentemente ovvie. Lo strumento di delineazione del malvagio più diffusamente utilizzato è senza alcun dubbio la maschera (incerta l’origine del termine: una prima ipotesi la vorrebbe di origine preindoeuropea, da masca cioè fuliggine, fantasma nero). Questo stratagemma ha permesso dunque [...] |
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Leggi tutto... [La Maschera del cinema Horror]
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Lunedì 19 Marzo 2012 02:11 |
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Leggi anche: Tutta le regole di Bortone (Incontro stampa) di E. Di Giulio In amore (non) ci sono regole. E dopo i manuali al cinema arriva il decalogo, 10 regole di gesso in colonna su una lavagna (bella grossa), che non è poi la solita lavagnetta dove si fa la lista della spesa. Nel caotico appartamento romano che Marco (Guglielmo Scilla) divide con i suoi amici, la cucina sembra una sala giochi e c’è pure un tavolo da ping pong per fare colazione. Lui intanto dovrebbe studiare astrofisica all’università ma fa il maestro d’asilo part-time. A casa non l’ha detto che non apre i libri da una vita e adesso si è pure innamorato di una bella ma impossibile (sempre strizzata in abiti lingerie) che non lo fila per niente. Una di quelle con mille interessi, studiosa, sportiva, diligente, ricca, adora la poesia francese. Un’impresa da titani. I coinquilini (Mary, Paolo e Ivan, giovani amici precari dal talento incompreso) ci provano a tirarlo su, ma poi arriva il papà chirurgo plastico (Vincenzo Salemme), immaturo cronico e sciupafemmine incallito, a curare le sue pene d’amore e a riparargli l’autostima. Quello ha sognato da sempre un superfiglio e Guglielmo ha vissuto per [...] |
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Leggi tutto... [Dieci regole per fare innamorare]
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Lunedì 19 Marzo 2012 02:10 |
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Leggi anche: Una “Magnifica Presenza” al cinema Adriano (Conferenza Stampa) di G. Genovese Pietro è un giovane ragazzo siciliano giunto nella Capitale con una valigia piena di sogni, uno di questi è fare l’attore. Ma si sa, l’impresa è ardua, i provini non sono mai all’altezza delle aspettative, e per mantenersi non gli resta che sfornare ogni notte cornetti. A Roma divide un appartamento con la cugina, il loro è un rapporto soffocante, morboso, quasi opprimente. Sono due caratteri completamente opposti: lui è spontaneo, puro, vive la sua omosessualità quasi fosse una colpa, una figura quasi fin troppo delicata, che va a cozzare in un mondo così frenetico dove nessuno si ferma mai ad ascoltare i bisogni, le esigenze di chi ci vive. E’ un uomo fragile, debole, senza maschere né coperture, un uomo essenzialmente solo, e questa solitudine lo porta a vivere fra mille piccole manie e a immaginare rapporti che in realtà non sono mai esistiti. A differenza della cugina che vive perennemente alla disperata ricerca di un uomo da incastrare. La voglia di evadere, di godersi se stesso, per ritrovarsi, di libertà e di autonomia, è tanta, perciò decide di trovarla andando a vivere da solo. E’ nell’affascinante cornice [...] |
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