
Dieci anni fa l’Auditorium di Roma, in occasione dell’apertura,
ospitava una grande mostra di Roberto Sebastian Matta. Nato a Santiago
del Cile l’11 novembre 1911, l’artista moriva a Civitavecchia il 23
novembre 2002, alcuni giorni prima dell’inaugurazione. Nel centenario
della nascita, Matta torna all’Auditorium con un’esposizione di
importanti opere storiche a cura di Claudia Salaris, il cui fulcro è
rappresentato da quelle realizzate a Roma tra il 1949 e il 1954.
Quando, nel 1949, arriva in Italia l’artista è alla ricerca di una
rigenerazione. Roma nel dopoguerra è una città viva, che lancia
segnali di risveglio anche a chi, come lui, ha seguito le principali
rotte dell’arte. Lo attira la Roma povera ma originale degli artisti
orbitanti tra le osterie del centro, via Margutta e piazza del Popolo.
Ma lo attira anche la Hollywood sul Tevere che con il neorealismo, si
è imposta nel mondo. E proprio a Roma egli da un lato accentua la sua
politicizzazione, dall’altro si fa coinvolgere dalla dolcezza del
vivere e del paesaggio, con esiti che contribuiscono a rinnovare la
sua pittura. Matta ha avuto una vita lunga, segnata dal successo e
all’insegna del nomadismo in senso lato. Nel corso del tempo ha avuto
quattro mogli e altrettante famiglie, sei figli. Egli stesso si sentì
“Odisseano” per la febbre che lo portava a varcare sempre nuovi
confini, non solo geografici ma anche esperienziali e culturali.
Parlava molte lingue, spagnolo, francese, inglese, italiano, e spesso
le mescolava, dando luogo a una lingua mista che era tutta sua. Di lui
molto si sa, ma poco si conosce della stagione romana. Questa mostra
vorrebbe fornire un contributo per far luce su quel periodo breve e
intenso.
Posted: 2012-03-16 00:00:00


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