A ridosso delle Mura Aureliane, a lato della Piramide Cestia, si trova il cimitero acattolico, un angolo di pace e silenzio surreali in mezzo al traffico metropolitano. Denominato un tempo “Cimitero degli stranieri”, “dei protestanti” o anche “degli artisti e dei poeti”, il cimitero di Testaccio è uno dei più antichi in Europa ancora attivo e vanta un passato ricchissimo che si respira nelle viuzze strette di uno dei posti più incantevoli della Roma nascosta, tra centenari cipressi, piante di mirto e d’alloro, camelie e rose selvatiche. La zona dove sorge il cimitero, ancora nel Settecento e fino ai primi anni dell’Ottocento, faceva parte dell’Agro romano, ed era nota come “i prati del popolo romano”; così viene indicata nella pianta della città di Giovanni Battista Nolli del 1784, forse il primo documento che attesti ufficialmente il luogo dell’attuale cimitero. La legislazione dello Stato Pontificio vietava ai non cattolici di essere sepolti in chiesta o in terra benedetta e si dovettero creare nuove aree dove seppellirli, rigorosamente di notte per non suscitare l’avversione e il fanatismo religioso del popolo, appena fuori dalle mura cittadine. Grazie alla richiesta da parte dei rappresentanti diplomatici di Prussia, Hannover e Russia di recingere a proprie [...]


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