Centoventuno giorni sono trascorsi dal rapimento di Rossella Urru, cooperante del Cisp rapita nella notte tra il 22 e il 23 ottobre scorso in un campo profughi Sarahawi, in Algeria. Di lei non si hanno notizie, fuorché voci di un probabile coinvolgimento di al-Qaeda nel sequestro. Di fatto, le nostre istituzioni e i media nazionali sembrano non attribuire ancora un’adeguata rilevanza alla questione del rapimento della ventinovenne sarda impegnata nella cooperazione internazionale in favore del popolo saharawi, tormentato da una trentennale e silente razzia perpetrata dal Marocco. Forse, nel caso la Urru si fosse trovata in uno di quei paesi nei quali ‘esportiamo la democrazia’, il caso sarebbe stato seguito molto più da vicino. Forse, se la Urru avesse fatto parte di una sfera sociale più rilevante, la sua immagine sarebbe stata diffusa in ogni dove. Quel che è certo è che Rossella è una cittadina italiana, coraggiosamente in prima linea per la pace, aiutando concretamente quei popoli in difficoltà, dei quali a malapena ne sappiamo l’esistenza. Altro nome, stessa storia. Giovanni Lo Porto, trentaseienne palermitano, è stato rapito lo scorso 19 gennaio a Multan, in Pakistan. Il cooperante operava nel sud del Punjab, nell’ambito di un progetto che prevedeva [...]


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