I problemi sembrano non finire mai nella casa europea. Non bastano il terrore dei default economici e la debolezza politica incapace di risolverli, ma ci si mette anche uno dei suoi inquilini che non poteva scegliere momento peggiore per fare il difficile. Il guastafeste si chiama Viktor Orbán ed è il premier dell’Ungheria, che la nuova costituzione ha privato anche della dicitura Repubblica per renderla una terra ancora più esclusiva. Sono mesi che il suo governo ha attirato l’attenzione o provocato lo sdegno di chi lo accusa di voler trasformare il paese in uno stato confessionale, xenofobo e autoritario. Ma che cosa c’è di concreto dietro tanto allarmismo? Vi sono di sicuro molti aspetti discutibili in una carta che si vuole ispirare a principi marcatamente tradizionalisti come la “Sacra Corona ungherese”, la patria e Dio. E le modifiche costituzionali non si fermano certo alla percezione che il paese ha di sé. Il nuovo orientamento protezionistico ad esempio dell’economia farà storcere il naso ai fedeli del mercato unico e alle multinazionali. Per non parlare delle leggi che limitano il potere della Corte Costituzionale, che rafforzano il controllo governativo sui media e gli articoli pregiudiziali contro l’aborto e i matrimoni omosessuali, i quali sebbene non abbiano ancora [...]


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