“Mi capita sempre più spesso, purtroppo, di ascoltare dichiarazioni scomposte e improprie della Presidente Polverini. Intanto circa l’affermazione ‘in passato tutti rubavano’, la pregherei di evitare inutili isterismi. Parole mai circostanziate, informate e ben istruite anche a proposito del San Giacomo. C’era un progetto di riutilizzo per la medicina del territorio nel cuore del centro storico della città di Roma. Un progetto che è stato elaborato dagli uffici tecnici della regione e più volte discusso. Inviato al ministro Fazio e ai suoi uffici, ridiscusso con lo stesso ex ministro della salute in almeno due riunioni. Dopo che lo stesso Fazio aveva espresso parere favorevole sul progetto, l’ho personalmente inviato al sindaco di Roma e al Presidente del I Municipio. La stampa ne ha parlato e si è dibattuto della necessità e importanza, dopo la chiusura dell’ospedale per acuti, di riutilizzare l’importante struttura sanitaria riorganizzando la complessa rete territoriale della sanità del centro storico. Peccato che la Polverini, dopo due anni, ancora non sappia quanto è accaduto. Lo dico soprattutto alla luce dei buoni e stretti rapporti che la Presidente ha avuto con l’ex ministro Fazio. Circa lo stato del San Giacomo, al momento della decisione della chiusura, si è immediatamente deciso sul riutilizzo delle relative attrezzature e della ridistribuzione e reimpiego del personale in diversi ospedali romani. Né più, né meno di quello che la Polverini stessa si è trovata ad affrontare dopo la decisione della chiusura delle 23 strutture ospedaliere del Lazio nei territori della provincia di Roma e nelle Province del Lazio. Decisioni unilaterali, mai concertate e prese con il decreto 80 in beata solitudine dalla stessa Polverini hanno fatto sì che tali strutture venissero abbandonate. Vorrei ricordare che a Bracciano, Magliano Sabina, Pontecorvo, Subiaco, etc. etc. l’amministrazione regionale stava realizzando importanti interventi di ammodernamento, ristrutturazione e potenziamento”.


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