Quante volte sarà capitato di avere il frigorifero vuoto e ricorrere ad una scatoletta di tonno per preparare un piatto di spaghetti rapido e appetitoso? Di sicuro sarà successo anche alla casalinga più premurosa. Eppure dietro e dentro quella praticissima scatoletta si nascondono sistemi di pesca illegali, capaci addirittura di mettere a repentaglio l’intero ecosistema. Già nel 2010 Greenpeace ha realizzato un rapporto, esplicitamente chiamato “Rompiscatole”, in cui definiva un quadro puntuale e preciso sul tonno in scatola, con l’intento di informare il consumatore su cosa stava realmente acquistando e su come contribuisce indirettamente ed inconsapevolmente alla distruzione dei mari. Il nodo del problema riguarda tre aspetti specifici: la tracciabilità del pesce che finisce nelle conserve; la trasparenza delle etichette; i metodi di pesca. In Italia si consumano in media 140 tonnellate di scatolette ogni anno. Spesse volte si tratta di specie di tonno mescolate fra di loro, inserendo anche quelle a rischio d’estinzione (come il tonno rosso e il tonno obeso), quelle sottoposte a forte pressione come il tonno pinne gialle (il preferito dagli italiani), la cui pesca indiscriminata ne minaccia la sopravvivenza, nonché gli esemplari catturati in giovane età, mettendo di fatto in pericolo il ciclo riproduttivo. Tutto [...]


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