Ciclicamente arrivano nelle nostre caselle di posta elettronica le cosiddette “Catene di Sant’Antonio”.
Si riconoscono per una caratteristica: a inviarceli è un nostro conoscente e non, come avviene nel caso dello spam, un anonimo mittente. Anche il contenuto dei messaggi è differente: non si tratta di pubblicità, bensì di appelli e avvisi di vario genere, come segnalazioni di virus o altri pericoli, appelli per collette in favore di bambini in difficoltà e così via.
Per diffondersi rapidamente e capillarmente, questi messaggi fanno leva su sulla sensibilità e sulla pigrizia di chi li riceve. Quando si legge un messaggio il cui contenuto è, ad esempio, una richiesta d'aiuto per un bambino gravemente malato si è sottoposti a una certa spinta emotiva a non spezzare la catena di solidarietà.
Ciclicamente arrivano nelle nostre caselle di posta elettronica le cosiddette “Catene di Sant’Antonio”.
Si riconoscono per una caratteristica: a inviarceli è un nostro conoscente e non, come avviene nel caso dello spam, un anonimo mittente. Anche il contenuto dei messaggi è differente: non si tratta di pubblicità, bensì di appelli e avvisi di vario genere, come segnalazioni di virus o altri pericoli, appelli per collette in favore di bambini in difficoltà e così via.
Per diffondersi rapidamente e capillarmente, questi messaggi fanno leva su sulla sensibilità e sulla pigrizia di chi li riceve. Quando si legge un messaggio il cui contenuto è, ad esempio, una richiesta d'aiuto per un bambino gravemente malato si è sottoposti a una certa spinta emotiva a non spezzare la catena di solidarietà.


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