Jean-Baptiste Poquelin, detto Molière (1622-1673), non sembrava destinato dalla nascita a diventare attore e commediografo. Figlio del tappezziere del re, avrebbe assai plausibilmente intrapreso una comoda (e lucrativa) carriera nell'amministrazione pubblica, al pari di molti borghesi arricchiti con ansie di promozione sociale. E, invece, gli studi al collegio Clérmont, le amicizie con Chapelle e Cyrano de Bergérac, la frequentazione degli ambienti libertini (e forse delle lezioni di Gassendi), ma soprattutto l'incontro folgorante con la commedia dell'arte, lo indussero ad intraprendere l'ardua carriera dell'attore teatrale. Ardua, perché in quell'epoca - in cui pure i re si degnavano di ridere alle facezie di Arlecchino e di Pantalone – il mestiere dell'attore era considerato con sospetto, le attrici alla stregua delle prostitute, e le loro spoglie mortali indegne di trovare sepoltura in terra consacrata.
Jean-Baptiste Poquelin, detto Molière (1622-1673), non sembrava destinato dalla nascita a diventare attore e commediografo. Figlio del tappezziere del re, avrebbe assai plausibilmente intrapreso una comoda (e lucrativa) carriera nell'amministrazione pubblica, al pari di molti borghesi arricchiti con ansie di promozione sociale. E, invece, gli studi al collegio Clérmont, le amicizie con Chapelle e Cyrano de Bergérac, la frequentazione degli ambienti libertini (e forse delle lezioni di Gassendi), ma soprattutto l'incontro folgorante con la commedia dell'arte, lo indussero ad intraprendere l'ardua carriera dell'attore teatrale. Ardua, perché in quell'epoca - in cui pure i re si degnavano di ridere alle facezie di Arlecchino e di Pantalone – il mestiere dell'attore era considerato con sospetto, le attrici alla stregua delle prostitute, e le loro spoglie mortali indegne di trovare sepoltura in terra consacrata.


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