«’Dateci la licenza da associazione culturale’. Ristoratori e gestori dei piccoli alberghi di Trastevere chiedono provocatoriamente al municipio I e al Comune di veder trasformata la loro concessione». Lo scrive Laura Serloni su la Repubblica. «’Sono aumentate a dismisura le pseudo associazioni culturali che si spacciano come tali, ma in realtà svolgono l´attività di pub o cocktail bar - spiega Stefano Donghi, portavoce dei commercianti dell´associazione Vivere Trastevere - Aprono alle 22.30, mettono musica a tutto volume, non hanno uscite di emergenza e servono superalcolici fino all´albà. Esasperati dagli schiamazzi e dal caos notturno che fa fuggire i clienti – continua il quotidiano -, gli esercenti ora presenteranno questa richiesta di cambio di licenza. ‘Ben venga la cultura, ma questa è spazzatura – continua Donghi – E nuoce anche ai circoli autentici e al commercio. Abbiamo fatto decine di esposti, ma nessuno è mai intervenuto per chiudere queste attività palesemente illegalì. Sì, perché le associazioni non pagano l´Iva, le imposte dirette né quelle locali. Pagano solo la tassa dei rifiuti, che è però ridotta di un quinto rispetto a quella dei bar. Insomma per i presunti circoli che sono però anche bar o discoteche, c´è un gran risparmio sul giro d´affari. ‘Così si crea una concorrenza sleale. Sono circa 19 a Trastevere, ma ne hanno aperte diverse nelle vie tutelate – precisa Dina Nascetti, presidente di Vivere Trastevere -Devono esercitare a porte chiuse e insonorizzare il locale se fanno musica, ma non se ne curano minimamente. Siamo esasperati’».


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